DANZE SOCIALI

Nel 1963, in pieno boom economico, nelle feste da ballo organizzate in casa il sabato pomeriggio, irruppe una nuova danza: si chiamava Hully gully. Edoardo Vianello, con i suoi Watussi, aveva importato in Italia questo ballo di origine sudamericana, riscuotendo un enorme successo. Addio Rock, Twist e Cha cha cha, per non parlare dei lenti: con l’Hully gully tutti si sentivano parte di un corpo di ballo e, coordinando i passi, i giovani danzatori creavano una vera e propria coreografia, sotto l’occhio ammirato di mamme e zie.

Ma le mode, si sa, sono destinate a cambiare, e con l’arrivo dei Beatles anche i gusti musicali si trasformarono. A poco a poco, le feste del sabato pomeriggio furono sostituite da quelle in discoteca, e i balli degli Anni ’60 furono rimpiazzati dallo Shake, un ballo singolo privo di regole, in sintonia con la nuova fase storica di contestazioni pre-sessantottesche.

E l’Hully gully? No, non sparì: quella coreografia casareccia era irresistibile, e così nelle balere romagnole e nelle sagre paesane i Watussi continuarono a vivere, ma un po’ in sordina. Poi, verso la fine del secolo, l’Hully gully risorse dalle sue ceneri per diventare la base di un fenomeno dalle dimensioni incredibili: il ballo di gruppo. Nato e cresciuto nelle feste all’aperto, nei ristoranti con pista da ballo, nei villaggi-vacanze e nelle balere, ha una base simile allo storico Hully gully, ma prevede diverse variazioni. Tra i più ballati degli ultimi anni come non ricordare Macarena, El Tiburon, Merengue, El Pam… Di qui il crescente numero dei corsi di ballo, il cui successo sta nella semplicità e ripetitività dei gesti: due passi a destra, due a sinistra, giravolte e battiti di mani, in una sequenza che, se seguita con precisione da tutti i ballerini, crea il meraviglioso effetto della coreografia. Si realizza così il sogno di molti: a chi non piace sentirti parte di un corpo di ballo?  Ma chi sono i cultori del ballo di gruppo? La social dance è davvero per tutti e, negli ultimi 10 anni è fortemente aumentato il numero di persone di ogni età, sesso ed estrazione sociale che frequentano sale e scuole di ballo, un numero quattro volte superiore a quello del 2000.

Qual è il motivo di un successo così crescente?
Anzitutto il generale fascino esercitato dalla danza, incoraggiato anche da trasmissioni televisive come Ballando con le stelle e simili. Ma, nel caso del ballo di gruppo, qualcosa di più. Ballare tutti insieme con movimenti preordinati crea un’armonia collettiva, e dà a ciascuno un senso di appartenenza al gruppo che è piacevole e liberatorio. Niente coppie, tutti possono ballare senza doversi misurare con il partner. E per le donne, che liberazione, senza i riti cavallereschi e imbarazzanti del cavaliere che invita la sua dama…  E forse sono state proprio le donne a decretare il successo della social dance. Liberate dagli schemi del passato, le donne di ogni età possono ballare quanto vogliono, e il loro entusiasmo finisce con il trascinare gli uomini, notoriamente un po’ riluttanti ad abbandonarsi al vortice delle danze!

Il fenomeno del ballo di gruppo è particolarmente vivo in Italia, dove non c’era un particolare attaccamento ad una danza nazionale come il flamenco in Spagna o il tango in Argentina. La social dance è così venuta a colmare un vuoto: non c’è festa del Patrono senza un bel ballo di gruppo in piazza, con nonni e nipoti beatamente in pista, tutti insieme appassionatamente. Un fenomeno sociale tale che la Federazione Italiana Danza Sportiva – riconosciuta dal Coni nel 2004 – ha istituito Choreographic Team, una disciplina con tanto di regole che prevede competizioni a livello nazionale.  Ma al di là delle gare, la bellezza del ballo di gruppo resta nella sua semplicità: senza affanni o acrobazie ci si può sentire ballerini provetti. E non dimentichiamo che il ballo è una preziosa esperienza formativa, sia dal punto di vista fisico che psicologico: ci riconcilia con il nostro corpo, ci fa star bene con gli altri, senza stress e con un forte senso di libertà e di armonia.